Quando scegliamo una casa, spesso guardiamo prima ciò che c’è fuori, il contesto: il quartiere, la distanza dal centro, i servizi, il prestigio della zona, la vista.
Poi entriamo.
E improvvisamente il mondo cambia.
La casa diventa il nostro spazio vitale, quello più intimo e personale. È il luogo nel quale possiamo abbassare la guardia, recuperare energie, coltivare abitudini, relazioni e rituali quotidiani.
Il quartiere, invece, appartiene a un’altra dimensione: è il contesto abitativo. È il tessuto sociale nel quale ci muoviamo, fatto di strade, persone, servizi, negozi, rumori, verde, collegamenti, sicurezza e possibilità di relazione.
Sono dimensioni differenti.
E una non può essere completamente sostituita dall’altra.
Vivere in centro non significa necessariamente stare bene
Abbiamo costruito una specie di gerarchia della desiderabilità:
centro storico = vita, bellezza, cultura, prestigio
periferia = distanza, anonimato, rinuncia.
Ma è una semplificazione.
Un appartamento bellissimo nel centro storico, con rumore continuo, poca luce, assenza di verde e nessuno spazio per sé, può essere molto meno rigenerante di una casa in periferia con luce naturale, silenzio, terrazzo, verde e ambienti progettati intorno alle persone che la abitano.
Il benessere non si misura in chilometri dal Duomo.
E nemmeno in metri quadri.
Si misura, almeno in parte, nella possibilità che abbiamo di vivere bene quello spazio.
La periferia può diventare una scelta, non un ripiego
Ed è forse questo il messaggio più importante per chi sta scegliendo casa.
Non chiederti soltanto: “Dove posso permettermi di vivere?”
Chiediti:
“Dove posso costruire la vita che desidero?”
Una zona periferica può offrire condizioni che il centro difficilmente garantisce: maggiore tranquillità, abitazioni più ampie, spazi esterni, rapporto con il verde, maggiore privacy e, spesso, una diversa dimensione della quotidianità.
Naturalmente non tutte le periferie sono uguali. Il contesto sociale, la sicurezza, la mobilità e i servizi sono elementi importanti e non vanno romanticizzati.
Ma proprio per questo bisogna smettere di considerare il centro come sinonimo automatico di benessere e la periferia come una sua versione impoverita.
La casa come luogo di compensazione
Qui entra il lavoro dell’interior designer.
Quando il contesto esterno non possiede tutte le caratteristiche che desideriamo, la progettazione della casa può diventare ancora più importante.
Non può risolvere ciò che accade fuori dalla porta. Ma può creare un equilibrio dentro.
Più luce dove serve.
Più silenzio.
Materiali piacevoli al tatto.
Un rapporto con il verde.
Spazi per stare insieme e spazi per stare soli.
Una cucina che favorisca la convivialità.
Una camera che favorisca il riposo.
Un ingresso che segni davvero il passaggio dal mondo esterno al proprio mondo.
È qui che psicologia dell’abitare e Feng Shui possono incontrarsi: non per rendere “magica” una casa, ma per renderla coerente con le persone che la vivono.
E allora una casa in periferia non deve necessariamente imitare il centro.
Può diventare un altro modo di abitare bene.
Pensiero In Flow
Forse non dobbiamo scegliere una casa chiedendoci quanto sia vicina al centro.
Dovremmo chiederci quanto sia vicina a noi.
Perché il vero lusso non è abitare nel posto più desiderato dagli altri.
È abitare in un luogo nel quale la nostra vita trova spazio.
E questo può accadere anche lontano dal centro.
Se stai scegliendo una casa e non sai se il problema sia davvero dove si trova o come potresti viverla, In Flow può aiutarti a leggere lo spazio prima ancora di arredarlo.